(469) Apoteosi

Ci sono momenti di una precisione sbalorditiva, dove tutto quello che prima era caos si palesa in disegno perfetto. Perfetto nel bene e nel male, intendo. Non so come descrivere in modo appropriato la condizione che si va a creare, sono sicura che ci sono Leggi fisiche che ne determinano la nascita, la durata e l’eco, ma ogni volta che mi ci sono trovata in mezzo l’ho saputa riconoscere a naso.

Ne senti l’odore, alzi il viso, sniffi l’aria e arriva. La certezza che quello è il momento della catarsi, dove tutto trova posto e ha un senso che fino a pochi secondi prima non aveva. Ogni Essere Vivente sa di cosa sto parlando. Gli animali e le piante lo sanno meglio di tutti, sono i più veloci del Creato a rendersene conto perché non lo devono tradurre in pensiero e parole, basta il sentire e tutto diventa chiaro: sanno cosa fare e come farlo e lo fanno.

Noi ci mettiamo un po’ di più, l’apoteosi emotiva  si fa fatica a maneggiarla, rischi che ti scivoli di qua o di là, che si gonfi e che ti avvolga come zucchero filato su uno stecchino per farti morire soffocato. Insomma, mica son cose da prendere alla leggera!

Spesso decidiamo che il rischio di rimanerci secchi è troppo alto e facciamo come se non ce ne accorgessimo, ma il naso non lo puoi controllare, sniffare l’aria è un attimo e da lì non c’è ritorno. In un nanosecondo dal caos si fa ordine, dall’insensato prende forma la logica, dal pressapoco si passa al nitido.

L’apoteosi. E non è tanto per dire.

 

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(420) Nanosecondo

Precisamente il tempo che mi ci vuole per capire come girerà la cosa. L’illuminazione è questione di un istante, lo sanno tutti, anche quelle di settore (quella generale mi è ancora preclusa) e se ti applichi può avverarsi con regolarità e una certa sostanza.

Ci sono state circostanze nelle quali, per una serie di dubbi sul mio efferato sesto senso, sono passata oltre, ho registrato i segni ma senza volermici troppo soffermare. Pudore? Speranza? Dabbenaggine? Non lo so, forse un po’ di tutto questo e anche altro. Fatto sta che poi le ho pagate care certe scelte troppo fiduciose partendo da evidenti presupposti malsani.

Se ripenso a ognuna di queste posso indicare con certezza assoluta l’istante di consapevolezza che poteva salvarmi dalle rovinose conseguenze. Quel nanosecondo benedetto che io ho guardato con candore e che ho ignorato, invitandolo a ripresentarsi più tardi. Diamoci una chance, mi dicevo. E sbagliavo.

Non sono più così pudica o illusa o scema, credo, perchè ora quel nanosecondo me lo tengo ben vicino e me lo curo finché non decido il da farsi. Che a volte basta anche non fare niente e già la non decisione può cambiare tutto. Sono certa che ogni Essere Umano abbia un numero impressionante di nanosecondi di illuminazione su cui contare, solo pochi sanno coglierli. Basterebbe dar loro retta, in effetti, però ci vuole coraggio. E un po’ di arroganza. E un po’ di facciatosta. E un po’ di diplomazia. E un po’ di macchisenefotte.

Ci si arriva col tempo, molto probabilmente, ma conviene imparare in fretta.

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(294) Shopping

Ok, tutte le donne – e dico TUTTE – amano fare shopping. Infilarsi in un negozio e provarsi tutto quello che c’è. Tipo Pretty Woman, tanto per dirne una. Io no. Scegliere un vestito, per me, è questione di un nanosecondo: guardo, provo, acquisto, pago e ciao.

Individuo subito quello che mi piace, valuto velocemente se potrebbe starmi bene, lo provo (perché non sempre valuto bene) e se mi convince (nel giro di mezzo nanosecondo) allora procedo. Se dopo un’ora non ho trovato nulla in nessuno dei negozi visitati, me ne torno a casa senza fare tragedie.

Non sono normale, me ne rendo conto.

 

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