(259) Fiducia

Si dice: riporre la fiducia in qualcuno/qualcosa. Quando si ripone qualcosa in un luogo la si pensa al sicuro. La si può tenere lì per sempre, volendo. E se quando te la vai a riprendere, magari per darle una spolverata, non la trovi più o è ammaccata… insomma, ci rimani di sale, no?

Ecco, mi succede spesso di riporre la mia fiducia in luoghi poco poco poco sicuri. Viene spesso frantumata e io me ne accorgo solo quando non c’è più nulla da fare.  La questione è che la fiducia è cosa delicata, e io lo so e ci sto pure attenta, ma periodicamente succede. Luogo sbagliato. È scocciante, è frustrante, è anche doloroso. Diamine, ma non posso fare più attenzione?!

Mi rendo conto che nella vita si prendono fregature e si danno fregature, che spesso sono in buona fede e che farla tragica non serve a risolvere e a sistemare le cose. Eppure, sto qui a riflettere sul da farsi.

Probabilmente prendere sul serio la questione fiducia è un dato positivo, significa che ne ho ancora qualche grammo da parte da riporre in qualche luogo. Eh! Buona fortuna a me.

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(232) Sorgente

Perché siamo molto impegnati ad andare da qualche parte. Molto impegnati. Siamo sempre concentrati su quello che vogliamo raggiungere, il luogo dove vogliamo stare.

Oggi ho guardato la mia sorgente. Credo che sia passato un secolo dall’ultima volta che l’ho fatto. Troppo tempo. La mia sorgente è di acqua buona. Pura, cristallina. Mano a mano che è scesa a valle s’è un po’ sporcata, s’è un po’ persa, s’è un po’ asciugata. Non va bene. Tempo di rimediare, ora.

Ok, Babsie, vai lassù a riprenderti!

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(203) Naturale

Quello che è da noi riconosciuto come naturale, molto probabilmente non lo è. Molto probabilmente lo abbiamo acquisito, consapevolmente o inconsapevolmente, da qualcuno e neppure lo sappiamo. Questione genetica o educativa, spesso entrambe le cose e molte altre variazioni sul tema. Spaventoso.

Come posso affermare che io sono così perché così sono fatta e non perché così sono diventata, perché così le cose, le persone, la vita mi hanno modellata?

Naturalmente questo ragionamento puramente speculativo diventa ridicolo di fronte all’urgenza delle cose reali, ma ogni tanto il pensiero trapassa come una freccia gli strati pesanti che ci separano dal cosmo e lì si libera strattonandoci i neuroni e tutto il resto.

Naturale che io sia qui a scrivere, forse perché l’ho sempre fatto? In quale realtà? In che tempo? Quale me ha già percorso lo stesso tratto?

Ecco perché lavoro sempre, perchè quando mi fermo rischio di perdermi e poi son cavoli amari per tutte le me in circolazione, in ogni strato astrale, di qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo. Una disfatta, insomma.

 

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(178) Oasi

Dove trovi salvezza. Dove puoi dissetarti. Dove resteresti per sempre.

Ognuno di noi ha il suo luogo, quello che ci porti solo chi ami veramente. Ecco, mi sa che me ne sono curata poco ultimamente di frequentarlo quel mio luogo. Non va affatto bene, ma riprendere l’abitudine è cosa da poco.

Se avessi una figlia le insegnerei esattamente questo: scegli il tuo luogo speciale, mantieni il segreto più a lungo possibile e ricordati di fargli visita ogni volta che hai bisogno di te.

Sarà poi forte abbastanza da affrontare tutto quello che c’è là fuori.

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(149) Segreti

Non sono una fan dei segreti, penso che meno ne hai e meglio dormi. Mi sono accorta, però, che ho sempre dato a questa parola un significato pari a mancanza di chiarezza/onestà. Forse le ho fatto un torto.

Mi è successo sovente di essere stata fraintesa nonostante il mio cercare di attenermi alla chiarezza, nei rapporti umani che intessevo. La chiarezza, in questo ambito, è diventata per me con il tempo una solida utopia.

Riprendendo in mano il concetto di cui sopra, non credo più che avere degli angoli segreti dentro di te – dove riporre le cose più preziose – sia correlato alla mancanza di onestà. Credo sia, invece, un buon modo per proteggersi dalle burrasche incontrollabili, quelle causate dalle reazioni di chi ti sta attorno quando, anziché comprendere, vuole giudicare.

Non ho mai forzato la porta di una stanza segreta altrui, penso sia un luogo che deve rimanermi inaccessibile. Non mi fido della mia capacità di accettazione. Voglio evitarmi di cadere nella trappola del facile giudizio sparato lì solo perché lì c’è qualcosa di delicato che si mostra.

Pretendo sia questa la posizione di chi vuole starmi accanto. Lo chiamo rispetto ed è sacro.

 

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