(433) Elucubrare

E passano i giorni e io lì sempre presa in rimurgini e smacchinamenti babsiani che mi perdono per strada mille volte tanto da rendere il mio Iperuranio un posto ostile e minaccioso. Ancora giorni che passano e il ponderare e riflettere (che sono sinonimi, ma non nelle sfumature) e sistemarmi in ipotetici nuovi Iperurani soltanto per ammettere che non ci starei neppure troppo comoda e quindi è meglio stare dove sto. E ancora giorni (perché i giorni – se sei fortunato – non finiscono troppo in fretta) dove il pensiero diventa nenia e ti rende disgustoso anche il solo fatto che stai ancora impelagata nel fondale melmoso di quella palude che non sai neppure come ci sei finita lì dentro, ma ne cominci ad avere abbastanza perché manca l’aria. Eppure ci sono ancora giorni, e giorni, e giorni…

giorni…

giorni…

e poi ti stanchi. Decidi che ti dai una ripulita, spazzoli di qua e di là quell’Iperuranio che tutto sommato non è poi così malvagio e le cose cambiano. Vedi proprio che le cose cambiano. Non te lo stai immaginando, le cose cambiano sotto i tuoi occhi e non sei più abituata a quel movimento, ti gira la testa, hai la nausea, hai quasi voglia della palude – maledetta – ma sei troppo stanca per riprendere gli smacchinamenti tormentosi e ti guardi mentre implori una tregua.

Ti fermi a fare le coccole alla tua gattina che se ne frega dei dettagli perché sono comunque dettagli che non la riguardano e la osservi ammirata. Perché non ti assomiglio un po’ di più, Mei? Insegnami a non entrare nella palude se non per acchiappare una preda e scappare agile e soddisfatta. Dai.

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(384) Welcome

Il benvenuto lo si dà a chi vediamo con piacere, si tratti di persona conosciuta o meno. Una forma di accoglienza che riempie di calore e crea un ambiente invitante, ti senti tra amici. Mi è capitato spessissimo di non riceverlo, ho capito immediatamente che in quel luogo, in quella situazione, con quelle persone, non ci dovevo proprio stare e ogni volta è stata un’agonia.

Le regole della buona educazione, ovviamente, servono a chi non usa la propria sensibilità a favore degli altri bensì la tiene rivolta unicamente a se stesso. Sarebbe bello poter rifarsi ancora a quelle regole che la nonna ci ha insegnato e che anche se facevi fatica a rispettare, per lo meno, ti rendevano un bambino piacevole da frequentare. Belli anche gli scapellotti che ti mollava tuo padre quando te ne fregavi delle regole e facevi lo zoticone. Sono cose che ti segnano e che ti si rendono utili per sempre.

Il benvenuto non è soltanto una questione di sorriso e di voce che ti invita a entrare, è una deliziosa trafila di dettagli capaci di creare quell’atmosfera distesa che ti supporta mentre offri la parte migliore di te stesso ai tuoi ospiti. Per qualcuno è una cosa innata, è un’energia che sanno maneggiare perfettamente perché hanno un cuore gentile e accogliente, hanno una sincera predisposizione nei confronti degli Esseri Umani e della Vita in generale, sono persone con una marcia in più – senza dubbio.

Io sono stata fortunata, le regole del benvenuto le ho imparate in famiglia. Le ho imparate a suon di sgridate, perché non mi venivano sempre naturali. Le ho imparate perché capivo che erano giuste, che era così che ci si doveva comportare. Le ho fatte mie non perché io sia particolarmente gentile, o dotata, ma soltanto educata. Educata, sì.

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(383) Piega

Fare una piega dove è necessario è una delle regole d’oro per far avanzare le cose. Se lo fai, se ci riesci, devi scordartelo subito, devi far finta che tutto vada esattamente come volevi tu e non pensarci più, mai più.

Se non ce la fai, se continui a recriminare, se ritiri fuori la questione ogni tre per due – dimostrando palesemente che non l’hai mica digerita – evita di farlo. Evita. Non puoi continuare a sbattere in faccia a tutti il fatto che tu ti sei fatto andare bene qualcosa che in realtà non ti andava bene. La vita va avanti e tu t’imponi di rimanertene inchiodato lì. Rpeto: se non ce la fai, evita di farlo. Amen.

Negli anni ho accettato il fatto che ci sono cose che non riesco a fare. Non sono affatto d’accordo con chi dice che bisogna sempre superare i propri limiti, penso che ci siano dei limiti che non debbano per forza essere valicati bensì intelligentemente gestiti. So, per esempio, che ci sono cose su cui per me fare una piega è assolutamente fuori questione (tradimenti di ogni tipo, cattiveria, mancanza di rispetto e via dicendo), non posso fare finta di niente, non posso passarci sopra – se non con un TIR – è così e basta. Lo so, dovrei essere più flessibile in quanto tolleranza e sopportazione, ma non lo sono. Non lo sono e non faccio nulla per migliorare, mi tengo così come sono. Amen.

Tutto questo bla-bla-bla per arrivare al punto: posso fare una piega su moltissime cose, ma proprio moltissime. Talmente tante che a fare una lista non basterebbe un anno, talmente tante che si potrebbe sviscerare il concetto di tolleranza e di sopportazione, di pazienza e di comprensione per il resto della mia limitata esistenza. Una cosa devo aggiungere, però, per onestà intellettuale: tutte queste cose su cui posso fare una piega non sono cose importanti. Sono dettagli, sono un contorno che puoi lasciare nel piatto, sono sfumature che in un attimo scompaiono, sono niente. Posso fare una piega su una moltitudine di niente e per questo sentirmi benissimo. Ma proprio benissimo.

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(316) Ricamo

Ognuno si ricama la vita a proprio gusto, col proprio estro, con i mezzi che ha a disposizione, con desideri e piccoli/grandi sogni che si è cullato lungamente nelle notti in cui dormire era fuori questione.

L’arte del ricamo richiede pazienza, abilità e un disegno sotto. Non ricami improvvisando, ricami seguendo un disegno. Quindi prima disegni, poi ci ricami sopra. Perché? Perché il ricamo è così. Se non ti garba cambia attività.

L’arte del ricamo è quella cosa che non ti rende una stella, ma ti scopre stella nel tuo intimo. Questo credo e constato nel mio andare e incontrare.

Una cosa c’è da dire, però: se qualcuno incontra il tuo ricamo e ci si immerge scoprendone la Bellezza dei dettagli, allora è lì che questo qualcuno brillerà – ed ecco esplicitata la magia.

Non so se ho reso l’idea, ma nella mia testa è così chiara che ridurla in parole equivale a mortificarla. Ricamare la propria esistenza seguendo il nostro intimo disegno è la strada per il Nirvana (per la serie: Perle di Saggezza de no’altri).

 

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