(430) Metodo

Ci vuole metodo per far avanzare le cose. Significa avere un piano, significa costanza, significa fede in quello che stai facendo. Non sono cose che si inventano dal nulla, bisogna che tu ci metta del tuo e che impari a non farti abbattere dalle avversità.

L’arte della sopravvivenza – insita in noi in quanto Esseri Umani – prende il sopravvento quando sembra che le risorse ci manchino. Arriva lei e ci fa intravedere una strada – sterrata, ovviamente, sia mai che non si riveli troppo facile percorrerla – che se disponiamo di una sufficiente dose di coraggio e magari anche sangue freddo potrebbe insegnarci il metodo che fino a quel momento ci è mancato per attraversarla e arrivare chissà dove.

Non significa che il divertimento ti sia precluso, ma ammetto che la questione del metodo non funziona quando si tratta di divertirsi. Puoi bere e strafarti con metodo, è vero, ma se lo chiami divertimento hai un po’ frainteso il senso di tutto (secondo me).

Avere un metodo non significa che tu lo possa adottare da qualcun altro, non funziona. Devi creartene uno tuo, personalizzato, altrimenti è più la fatica che fai a seguirlo che quella impiegata per fare qualche passo avanti. E qui casca l’asino.

Crearsi un metodo è questione di calcolo (tensione che sei disposto ad affrontare, tempo ed energia che vuoi impiegare, focalizzazione dei tuoi limiti e delle tue potenzialità, analisi dei mezzi che hai a disposizione e via di questo passo) e se i calcoli non li sai fare devi imparare a farli perché altrimenti il fare-le-cose-come-capita (a meno che tu non sia fornito di quintali di fortuna sconsiderata) non ti porterà da nessuna parte se non a fare un bel giro-giro-tondo.

Sperimentato sulla mia pelle. Tutto il resto è storia.

 

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(156) Baratto

Io ti do se tu mi dai. Un tempo funzionava, forse perché le cose che valevano la pena barattare erano quelle che facevano capo a delle necessità primarie: cibo, acqua, rifugio, strumenti per la caccia/pesca/coltivazione. 

Oggi le complicazioni che il denaro si porta appresso finiscono spesso con lo schiacciare chi della qualità ne ha fatto un valore. In poche parole: fare le cose alla cavolo può portarti a livello economico la stessa entrata che farle per bene.

Il dilemma del pesare valore e capacità. Non si può monetizzare tutto, è inevitabile l’errore. Un lavoro fatto bene e lo stesso lavoro fatto meno bene dovrebbero avere valore monetario diverso. In questo modo, per guadagnarti i giusti soldi saresti motivato a dare di più.

Lo so, elucubrazione assurda. Tutto questo per dire che: la parte del mio lavoro denominata “fare preventivi” è la parte più frustrante, più fastidiosa, più sfinente di tutte. Non se ne esce.

Fine della lamentela. Buonanotte.

 

 

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(78) Bilancia

Ho fatto l’esercizio della bilancia nei miei lunghi anni di allenamento allo stoicismo. Buona o cattiva idea che sia non fa alcuna differenza, forse è il concetto di stoicismo il punto cruciale. Ci penserò prossimamente. Ora pensiamo alla bilancia.

Togli da una parte, metti dall’altra. Ritogli dall’altra e rimetti in questa. Sfinente.

Il punto è che se non fai caso alla bilancia rischi di ribaltarti da una parte o dall’altra, come quando sulla trave oscillante (al parco) ti sedevi e dalla parte opposta non c’era nessuno. Ti bloccavi lì, anche se stavi in  piedi non funzionava. Se dall’altra parte si sedeva qualcuno più cicciotto di te: zooooooooop! Ti ritrovavi incastrato lassù e, finché il cicciotto non si toglieva, tu stavi lì con le gambe a raspare il vuoto e la voglia di piangere per essere stata così idiota da salirci in quella trave del cavolo anche se lo sapevi che andava a finire così.

Il cicciotto si rompeva presto di stare bloccato a terra e quando si alzava piombavi giù dando una di quelle culate che te le ricordavi per mesi. Un classico.

Ancora mi domando perché poi me le dimenticavo quelle culate e ritornavo a sedermi sulla trave del demonio.

Ho il sospetto che se trovo la risposta posso disfarmi della bilancia.

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