(376) Radiografia

Bisognerebbe guardarsi dentro di più. L’ho sempre pensato, ma arrivata a questa età sto facendo una cernita delle persone che ho incontrato per valutare la validità della mia affermazione. Trovo uno scollamento pazzesco tra la teoria e la realtà, e questa cosa mi deprime.

Partiamo dal presupposto che guardarsi dentro sia una buona regola per mantenere i contatti con se stessi. Diamo anche per scontato che farlo continuamente, in modo ossessivo, diventa patologicamente dannoso (= esistono anche gli altri). La sana via di mezzo dovrebbe essere quella più trafficata, ma così non è.

Un fatto evidente è che chi si guarda davvero dentro perde, a poco a poco, quintalate di leggerezza e gaiezza. Come se quello che vedono portasse via pezzi sostanziosi di ottimismo e di positività. Aspettative troppo alte che si frantumano al suolo o scontentezza atavica per essere soltanto Umani? Vallo a capire.

Per esperienza personale, scendendo di livello – gradino dopo gradino – dentro la mia psiche che è collegata alla mia anima – il più delle volte, anche se non sempre – ho rischiato di spaccarmi le ossa. Ci ho rimesso la felicità, temo. Assurdamente parlando lo rifarei, assurdamente parlando lo continuo a fare quotidianamente, assurdamente parlando lo farò finché campo.

Non sto dicendo che sono un esempio da seguire, tutt’altro. Sto affermando qui e ora che la felicità dell’inconsapevolezza è una benedizione. Se ce l’hai tientela stretta e cerca di contagiare chiunque ti sia vicino. Un consiglio inutile, ma posso fare questo per mettere in guardia chi passa di qui. Ci tengo alla felicità degli altri, mi ricordano un po’ com’era la mia. Eh!

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(227) Long Playing

Cosa c’era di meglio di un LP, soltanto qualche anno fa? Niente. Era entrare in un mondo creato apposta per te, seguirne le note – come briciole di Pollicino – e gustarsi ogni solco chiudendo tutto il resto fuori. Succedeva quando avevo tredici anni e succede ora. Cos’è il tempo in fondo?

Long Playing significa tempo lungo, abbastanza per 12 canzoni. Un libro di note, armonie, tracce e storie raccolte in un’unica grande storia, come capitoli. Un libro rotondo, di vinile, che ci appoggi sopra la puntina e… voli!

Il CD scompare alla tua vista, ma l’LP balla girando come un Sufi davanti ai tuoi occhi e se lo fissi t’ipnotizza. Mi trovo molto LP, caratterialmente parlando, sarà per l’età o per quel legame sentimentale che mi risulta impossibile scindere. Non ci penso spesso, ma c’è.

Che roba strana che è la musica. Che benedizione.

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