(491) Perfezione

Ci sono stata sempre così lontana che manco m’è mai passato per la testa di poterla raggiungere, un giorno e per un qualsiasi motivo, per qualcosa che mi riguardasse. La perfezione è sempre quella degli altri, così sono stata cresciuta. Mi si chiedeva in realtà di fare del mio meglio, ma non mi si pensava particolarmente dotata di alcuna capacità sorprendente. Da un lato questo non era di grande stimolo per diventare migliore – e qui la mia testardaggine e la mia ambizione han fatto tutto – ma dall’altro non sono mai stata messa sotto pressione per arrivare chissà dove. La medaglia ha sempre due facce, meglio guardarsi quella più comoda, quella che ti permette di sopravvivere, giusto?

Quando guardo gli altri non cerco la perfezione, non la pretendo, non me l’aspetto, ma quando la incontro la so riconoscere perché – anche se mai totale – emana comunque bella luce. Il mio perdonarmi per non poter ambire alla perfezione mi permette di perdonare doppiamente il mio prossimo per esserci vicino ma non troppo. La mente umana è affascinante – la mia un tantino patetica, ma affascinante lo stesso (almeno lo è per me).

La questione si chiude qui per quanto mi riguarda, ma sto valutando che la mia prigione non è migliore di quell’altra. Essere ingabbiata nella convinzione di essere sempre troppo imperfetta è un fastidio. Mi auguro sempre di svegliarmi una mattina e di trovare un altro modo di considerare queste sbarre, ma ancora non è arrivato, almeno sembra.

Per stasera deposito tutto qui e me ne vado a letto, forse sognerò di esserlo stata – perfetta – in una vita che mi sono lasciata alle spalle e di cui non ricordo il nome.

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