(486) Lucchetto

Certe cose vanno lucchettate (trad. chiuse con il lucchetto). Il diario segreto, la bicicletta parcheggiata, il cancelletto che se rimane aperto fa entrare il cane della vicina nel tuo giardino e fa la pelle ai tuoi gatti, la bocca quando parla troppo invece di tacere.

A dirla tutta, non ho mai dovuto chiudere con il lucchetto il mio diario segreto perché in famiglia ognuno si è sempre fatto rispettosamente i fatti suoi e non i miei; nessuno ha mai tentato di fregarmi la bici, ma il motorino me l’hanno fottuto proprio nel giardino dei miei zii e avrei davvero dovuto mettere la catena e il lucchetto alle ruote – maledetta me! – invece il cancelletto prima o poi lo chiudo davvero e per sempre, ci faccio un muretto di cemento armato così la vicina la smette di dimenticarselo aperto. Per quanto riguarda la mia bocca, qui è tutta un’altra storia.

Dovrei. Lo so, dovrei davvero tenere la bocca chiusa. Dovrei farlo almeno per la metà delle volte che la apro per parlare, dovrei fermarmi un secondo prima e stare zitta. Dovrei.

Non lo faccio, voglio dire che riesco a stare zitta soltanto per un misero 10% delle volte che dovrei e per il 90% mi affido ai Santi in Paradiso e non va sempre bene. Anzi.

Esempio: sto parlando con qualcuno e questo qualcuno dice una stronzata. Una di quelle che non sanno nulla di logica, di buon senso, di educazione, di nulla. Una di quelle che tutti riconoscono come bestialità, anche chi non le sta ascoltando. Ecco, per il 10% delle volte me ne vado, e le restanti apro bocca e dico la mia. Non risolvo niente, non arrivo a niente, non sono utile neppure a me stessa, eppure apro bocca e dico la mia.

Credo di essere un caso estremo di autoboicottaggio, oppure sono del tutto idiota, ancora non l’ho capito. So soltanto che la questione rimane: devo imparare a chiudere la bocca.

Un bel tacer non fu mai scritto… Eh!

 

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