(475) Vetro

Non ho mai pensato che il mio corpo fosse delicato. L’ho sempre trattato con poco garbo perché è sempre stato solido, tutt’altro che esile, e mi pareva che questa sua apparenza fosse sinonimo di forza. 

Anche quando ho ricevuto lezioni cosmiche consistenti e me lo sono visto piegato dal dolore e davvero spaccato, ho sempre dato per scontato che fosse passeggero e che tempo qualche ora si sarebbe ripreso perché il mio è un corpo forte.

Improvvisamente, negli ultimi mesi mi sono accorta che non è così, che non lo è mai stato, che ho frainteso tutto.

Nonostante l’apparenza il mio corpo non è così possente, registra ogni cosa con una sensibilità assurda. Mi parla continuamente per mettermi in allerta, mi strilla giorno e notte che devo – una volta per tutte – mettermi in testa che non posso spingermi oltre. Non posso spingermi oltre i suoi limiti e i suoi limiti non sono lontani, sono qui. Proprio qui.

A volte vorrei essere di vetro così da guardarmi dentro e scoprire cosa succede, perché potrei capirmi meglio e capire meglio lui che da troppi anni mi sopporta e ancora non mi ha mollata. Accidenti che idiota che sono!

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