(608) Ritardo

“Sono in ritardo-sono in ritardo-sono in ritardo… “, questa è la vocina dentro la mia testa che mi accompagna da anni ormai. Devo essere imparentata in qualche modo con il Bianconiglio, non c’è altra spiegazione. Sì, perché nella realtà dei fatti io sono quella che a ogni appuntamento arriva almeno un quarto d’ora prima dell’orario stabilito. Quindi in quel senso non sono mai in ritardo.

Allargando leggermente lo sguardo, però, e sublimando il concetto, posso chiaramente verificare quanto io sia dannatamente in ritardo rispetto a una tabella di marcia basic per quelli della mia età. Non è un semplice ritardo, è un ritardo spaventoso. Davvero spaventoso, senza scherzi né eufemismi. 

La mia testa ragiona ancora come se io fossi nei miei venti, come se il tempo che mi rimane – virtualmente parlando – non fosse un problema, come se ci fosse ancora tutto l’agio possibile per realizzare quello che voglio… follia. La vocina-Bianconiglia ha ragione: SONO-IN-RITARDO!

E non è un ritardo che si recupera, non è un ritardo che si colma con altro, non è un ritardo che passa inosservato (soprattutto). Per il 90% delle cose che non ho realizzato e che non realizzerò me la sono messa via, ma l’ultimo 10% non mi va giù. Me la sto ancora raccontando che tutto è possibile. Patetica, lo so, ma nel paese delle meraviglie funziona così. Lì non ci sono parametri rigidi, a cominciare dal non-compleanno, il relativismo ha preso possesso di quella realtà e tutto procede alla grande.

Se il mio ritardo fosse spedibile in un altrove interessante, forse si dimenticherebbe di me e la vocina sparirebbe. Non lo so, so solo che sono in ritardo-sono in ritardo-sono in ritardo…

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