(569) Veleno

Tutti abbiamo un centinaio di ettolitri di veleno da sputare, pronti per ogni evenienza. Legittimo. Ne riceviamo altrettanti al mese, a nostra volta ne distribuiamo qualche litro a settimana e mi pare un equo scambio. La cosa fondamentale è non sprecarne con chi non lo merita o non capisce quanto lo stia meritando, in entrambi i casi la soddisfazione si riduce a zero.

Lo sappiamo tutti, inoltre, che a piccole dosi il veleno – veramente piccole – raramente risulta letale e che se veniamo a contatto con del veleno a piccolissime dosi in modo costante probabilmente dopo qualche tempo avremo sviluppato gli anticorpi giusti per non aver la peggio.

Dopo anni di veleno ho gli anticorpi giusti, nel senso che continuando a riceverne – perché a me elargito con gran generosità – ormai mi rimbalza. C’è da dire che il veleno di certe persone sa essere più bastardo di altri, perché arriva assieme a un sorriso o perché arriva a sorpresa o perché arriva davvero ingiustamente. Ecco, per quanto io ci provi, quel tipo di veleno mi tocca ancora in profondità. Poi morire è un’altra cosa – perlamordelcielo – ma il contraccolpo mi sbrindella un bel po’.

Il veleno che lancio io, invece, è destinato ai cattivi. Davvero. Ho l’indole della castigamatti senza aver alcun potere terrificante e senza avere l’aspetto minaccioso – a parte certe occhiate, di tanto in tanto – e riservo il peggio di me a chi davanti ai miei occhi si permette di fare o dire qualcosa di veramente cattivo. La cattiveria è una bestia da combattere, sempre.

Purtroppo, le cose che penso e che mi escono dalla bocca con una certa fastidiosa assertività non sono da considerarsi veleno bensì cruda onestà. Questa mia indomabile parte esce se provocata con solerzia e con una certa costanza, altrimenti riesco a domarla e a tenerla per me. Purtroppo i miei avvertimenti – del tipo fermati finché sei in tempo, grazie – raramente vengono intesi come seri tentativi di glissare piuttosto che sbattere il naso contro il muro e quando il vaso è colmo è colmo e tornare indietro non si può. 

Volevo con questo post specificare che se qualuno si sentisse offeso da una mia asserzione, si deve rendere conto che non è la parte peggiore di me – quella velenosa – la responsabile, ma la parte migliore. Quella che per onestà intellettuale non può nascondersi dietro un dito e davanti all’ennesima provocazione si deve per forza far presente. Per questo non posso chiedere scusa. Sarebbe disonesto e codardo da parte mia e non me lo posso permettere. D’altro canto lo dice anche il proverbio:

“Non svegliar la tigre che dorme”.

Roar.

Share
   Invia l'articolo in formato PDF   

Pubblicato da