(530) Imperfetto

Nel mondo dei trifogli, l’imperfetto è il quadrifoglio. Noi, però, mica lo consideriamo imperfetto… lo riteniamo IL perfetto, quello che ci porterà fortuna. In un ipotetico campo di quadrifogli, l’imperfetto sarebbe l’unico trifoglio che s’è sbagliato capitando lì per caso. Non vado oltre per buongusto.

Volevo solo focalizzare l’attenzione sul fatto che l’imperfezione è davvero un fatto soggettivo, ma non di chi se la porta addosso bensì di chi la valuta.

La nostra capacità di valutazione a occhio, è risaputo, non è proprio infallibile e infatti ci siamo costruiti strumenti a non finire per calcolare con precisione ogni cosa (peso, altezza, lunghezza, larghezza, intensità, volume ecc.) e dovremmo quindi andarci cauti nel sentirci dei draghi soppesando le cose, valutando la perfezione nostra e l’imperfezione degli altri.

A me dell’imperfezione non è mai fregato nulla, l’ho sempre data per scontata in me e non l’ho mai riportata a un valore negativo negli altri. La perfezione – o almeno la condizione che più si avvicina alla perfezione – l’ho sempre colta al volo e mi ci sono crogiolata alla sua luce ben sapendo che una volta andata non la puoi più riacciuffare (non nelle stesse condizioni e allo stesso modo).

L’imperfezione, invece, resta. Pazzesca ‘sta cosa, eppure è così. L’imperfezione è fatta per restare. Pure nei casi in cui hai agito per toglierla di mezzo, quella resta dentro di te, è parte di te anche quando hai cancellato ogni sua traccia sulla superficie della terra. La nostra mente la considera ancora parte di noi, non se la dimentica, non fa un reset dell’immagine per stare al passo coi tempi, macché!

Questa cosa crea nell’imperfezione una condizione di non-dimenticanza perfetta. Credo che sia la beffa più elaborata e geniale che la nostra mente abbia saputo confezionare per noi. Mente imperfetta, ok, ma diabolicamente efficace.

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