In questi giorni sto leggendo “The Game” il nuovo saggio di Alessandro Baricco, ci sto mettendo un po’ più del previsto perché ci sono parecchie cose da sottolineare, da soppesare. Ci sono riflessioni e rivelazioni, ci vuole tempo per far posare tutto dentro di me e capire che cosa ho capito. D’altro canto è per questo che amo leggere, per capire un po’ di più.

Mentre le pagine del Game mi stanno attraversando il cervello faccio altro, ovviamente. Questo pomeriggio ho deciso di guardarmi una TED conference che dal titolo sembrava fonte di ispirazione. Lo è stato. La questione verteva su quanto l’uso della tecnologia sia diventato soltanto un modo per prevaricare con potere e successo economico il nostro prossimo. Riporto qui sotto le frasi che ho voluto segnarmi perché portano dentro talmente tanto carico umano da stordire, l’autore è Douglas Rushkoff.

“The Digital Renaissance was about the unbridled potential of the collective human imagination. (…) We believed that human beings connected could create any future we could imagine.”

Questo era il sogno dei simpatici balordi che hanno dato il via all’evoluzione tecnologica degli ultimi 50 anni: far splendere l’immaginazione dell’umano collettivo, perché insieme si può creare qualsiasi futuro riusciamo a immaginare. Bello vero? E se lo si guarda così, il futuro non parla di distruzione, di Apocalisse, parla di sviluppo e di grande benessere per tutti. La prevaricazione, l’avidità individuale, non vengono neppure contemplate in questa immagine di futuro.

“La creatività crea confusione e la confusione non si può controllare. I dati si possono controllare. Quindi la creatività deve essere repressa. Reprimono la qualità che ci rende più umani.”

Una visione più lucida e precisa di così, caro Douglas, è pressocché impossibile da inquadrare. Ci stanno spremendo, fottendosene del nostro essere Umani. Ci studiano per ricavare di più, dati e soldi, in questa immensa Matrix siamo quelli nutriti per fornire energia non alle macchine ma a nostri simili più spregiudicati e più gelidi di quello che qualsiasi macchina saprebbe diventare.

Si potrebbe pensare che tutta questa faccenda non tocchi la questione “comunicazione”, si sta parlando di economia e di mercati, si sta parlando di investimenti e di catastrofi da fine del mondo. Eppure, la storia che si raccontavano quei simpatici balordi è stata maneggiata, è stata triturata e rigurgitata per modellarne un’altra, una con il finale pessimo, il peggiore: la morte dell’Essere Umano. Ci stiamo dimenticando che noi siamo portatori sani di creatività, possiamo dar vita ancora ai futuri migliori che riusciamo ad immaginare, soltanto che abbiamo bisogno di ricompattarci e di ricominciare a raccontarci la storia che più ci assomiglia. E dobbiamo crederci ancora, fortemente, più focalizzati e più motivati di prima perché adesso ci vogliono far credere che siamo il nemico gli uni degli altri. E non è così.

Ricominciare a parlarci con rispetto, a trattarci con rispetto, comporta un reimpostare una comunicazione costruttiva. Comunicare (da dizionario) significa far partecipi gli altri di qualcosa. Partecipare a un’idea di futuro comune benessere, quindi, è la nostra salvezza. Bisogna usare le parole giuste, rispolverare concetti che abbiamo buttato in un angolo pensandoli obsoleti – e non lo sono affatto – e guardarci negli occhi mentre moduliamo la nostra voce affinché il suono sia attrattivo anziché urlo respingente. Comunicare è la grande potenza dell’Essere Umano, ma chi lo ha capito la sta usando contro l’Essere Umano. Ce ne rendiamo conto almeno?

Mr. Rushkoff termina così la sua TED conference:

“Join Team Human. Find the other. Together, let’s make the future that we always wanted. Start treating people with love and respect right now. Maybe you won’t have an apocalypse to worry about.”

 

 

Il suo libro uscirà tra poco (il 22 gennaio), credo lo leggerò.

Barbara (Favaro)